
Immagine da clubmusiclovers.com
I commenti di Coccoluto (estratti da repubblica.it da un articolo di CARLO MORETTI)
"Quando un ragazzo muore così la colpa è di chi organizza serate come quelle"
"Sono rimasto basito, senza parole. Questa morte suscita molta preoccupazione, a maggior ragione perché nei club stavamo vivendo un periodo di calma, dove problemi come quello della violenza e della droga sembravano essere stati allontanati grazie al senso di responsabilità e al lavoro sulla sicurezza che è stato compiuto. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno".
Su quanto accaduto a Segrate, Coccoluto non ha dubbi: "Una serata storta dipende molto da chi organizza, da quali corde decide di andare a toccare. Una morte come questa è l'effetto di un'organizzazione maldestra della serata" spiega. "Ho sempre pensato che chi fa il mio lavoro si debba occupare dell'aspetto artistico. Ma si deve anche avere la responsabilità, che non è solo penale ma civile ed etica, di quanto può sempre accadere. Nei club organizzati c'è gente professionale che paga le tasse e ha le licenze per organizzare feste come questa, qui invece pesa l'idea dell'approccio anarchico, la caratteristica del rave illegale che nasce contro tutto e tutti, e cresce sull'orgoglio di essere fuori dal sistema.
Ho sentito molti amici e colleghi che lavorano nell'ambiente a Milano, ma non sono riuscito a capire chi ha organizzato la festa di Segrate"
dice Coccoluto, che iniziò la sua attività all'inizio degli anni Novanta proprio nei rave: "Allora però si viveva una rivoluzione culturale, le discoteche erano viste come balere di lusso e chi andava ai rave cercava al contrario feste e divertimento libero, fuori dai circuiti commerciali. C'erano anche le droghe ma c'era un approccio meno nichilista di quello che vedo tra i giovani oggi. Le cose potranno andare meglio solo quando verrà messo sotto scacco il concetto che "drogarsi è fico" e non, com'è nella realtà, un affare da sfigati".